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In un mondo guidato dall’IA, la resilienza inizia dalle persone

Scritto da Matthew Olney | 19-gen-2026 6.00.00

L’Intelligenza Artificiale non opera più silenziosamente sullo sfondo, limitandosi ad analizzare dati o ad automatizzare attività di routine. Comunica in modo fluido, apprende in modo continuo, adatta i propri comportamenti e, sempre più spesso, è in grado di ingannare con un livello di sofisticazione che un tempo era prerogativa esclusiva degli avversari umani.

Video deepfake, voci sintetiche e identità generate dall’IA sono oggi capaci di imitare persone reali con un’accuratezza inquietante. Per molte organizzazioni, la sfida non è più individuare un’email di phishing scritta male, ma stabilire se la persona al telefono, in una videochiamata o all’interno di uno scambio di email sia davvero reale.

L’inganno guidato dall’IA sta cambiando il panorama delle minacce

Il phishing, il business email compromise e le frodi tramite pagamenti autorizzati sono oggi amplificati dalla capacità dell’IA di raccogliere contesto su larga scala. Gli attaccanti possono analizzare social media, dati violati, documenti pubblici e siti web aziendali per creare attacchi altamente convincenti e mirati, che rispecchiano tono, gerarchia e senso di urgenza.

Questi attacchi non dipendono da exploit avanzati. Hanno successo sfruttando la fiducia, le convenzioni sociali e il comportamento umano. Guardando al futuro, l’emergere dell’IA agentica spingerà questa dinamica ancora oltre. Sistemi di IA autonomi saranno in grado di adattare le tattiche in tempo reale, coordinare attacchi e perseguire obiettivi senza un controllo umano costante. La velocità e la scala di queste minacce eserciteranno una pressione senza precedenti sui modelli di sicurezza tradizionali.

Perché la resilienza umana conta più che mai

In questo contesto, la resilienza informatica deve essere ridefinita. Non può più essere considerata esclusivamente in termini di prevenzione o di controlli tecnici. Nell’era Human-AI, la resilienza inizia dalle persone.

Per troppo tempo, la consapevolezza sulla sicurezza è stata trattata come un adempimento normativo piuttosto che come una capacità strategica. La formazione annuale e le simulazioni di phishing generiche erano pensate per soddisfare requisiti minimi, non per preparare i dipendenti a scenari realistici e ad alta pressione. Questo approccio non è più sufficiente quando gli attacchi generati dall’IA possono impersonare in modo credibile dirigenti, fornitori o partner fidati.

Costruire la resilienza umana nel 2026 significa creare una cultura in cui i dipendenti comprendono il proprio ruolo nell’individuare gli inganni e si sentono sicuri nell’agire. La formazione sulla sicurezza deve evolversi in un percorso continuo, adattivo e basato su scenari, che rifletta le minacce reali abilitate dall’IA. L’obiettivo non è eliminare ogni errore, ma sviluppare capacità di giudizio, consapevolezza situazionale e l’istinto di fermarsi, verificare ed escalare quando qualcosa non convince.

Umani e IA devono difendersi insieme

La sola resilienza umana non è sufficiente. Aspettarsi che le persone superino costantemente attaccanti guidati dall’IA senza supporto non è realistico. Le organizzazioni devono rispondere con le stesse armi, affiancando dipendenti consapevoli a tecnologie di rilevamento e verifica basate sull’IA.

I moderni sistemi di IA sono in grado di identificare anomalie nei modelli di comunicazione, segnalare voci o video sintetici, validare le identità e rilevare comportamenti che si discostano dalla norma. Quando persone e macchine lavorano insieme, ciascuna compensa i limiti dell’altra. L’IA offre velocità, scala e riconoscimento dei pattern. Gli esseri umani apportano contesto, intuizione e giudizio etico.

Questa collaborazione tra intuizione umana e precisione delle macchine definirà la sicurezza efficace negli anni a venire. Le organizzazioni che si affidano all’IA senza mantenere una supervisione umana rischiano una fiducia cieca e una perdita di competenze. Quelle che ignorano completamente l’IA verranno semplicemente superate. La resilienza nel 2026 dipende dall’equilibrio.




Leadership e cultura come moltiplicatori di resilienza

La resilienza deve estendersi oltre i dipendenti in prima linea, coinvolgendo la leadership e il consiglio di amministrazione. Gli incidenti cyber non sono più eventi tecnici isolati. Hanno conseguenze operative, finanziarie e reputazionali immediate, soprattutto quando entrano in gioco inganni guidati dall’IA.

I consigli di amministrazione e i dirigenti devono comprendere il rischio cyber in termini di impatto sul business. Ciò significa tradurre le minacce in effetti potenziali su ricavi, fiducia, esposizione normativa e continuità operativa. Quando la leadership promuove attivamente la sicurezza come responsabilità condivisa, la resilienza si radica nella cultura organizzativa invece di essere trattata come una semplice checklist.

In questi contesti, i dipendenti sono più propensi a segnalare dubbi, mettere in discussione richieste insolite e agire con decisione. In un panorama di minacce guidate dall’IA, l’esitazione e il silenzio sono spesso più pericolosi dei falsi allarmi.

Ridefinire cosa significa una resilienza solida

Nel 2026, la resilienza non dovrebbe essere misurata dal numero ridotto di incidenti. Questa aspettativa è sempre meno realistica. La solidità va invece valutata in base alla capacità delle organizzazioni di anticipare le minacce, assorbire le interruzioni e adattare le proprie difese nel tempo.

Le organizzazioni più resilienti saranno quelle in grado di recuperare rapidamente, apprendere in modo continuo ed evolvere in risposta alle tecniche di attacco in cambiamento. La resilienza informatica diventa una capacità viva, modellata da persone, processi e tecnologie che operano in sinergia.

 

Costruire una cultura consapevole del rischio nell’era Human-AI

Erogato da remoto, il servizio Integrity360 Managed Security Awareness aiuta le organizzazioni a trasformare la resilienza in un’abitudine quotidiana, non in un esercizio annuale. Con l’inganno guidato dall’IA sempre più convincente e persistente, il servizio si concentra sull’individuare e affrontare il rischio umano prima che possa essere sfruttato, rafforzando i comportamenti oltre alla semplice consapevolezza.

Invece di affidarsi a una formazione generica, il servizio utilizza moduli coinvolgenti e basati su scenari reali, supportati da un rinforzo continuo tramite promemoria e materiali di sensibilizzazione che mantengono alta l’attenzione sulla sicurezza. Le organizzazioni ottengono una chiara visibilità sull’efficacia grazie a dashboard e report pronti per il management, rendendo possibile dimostrare una riduzione del rischio nel tempo, anziché limitarsi a registrare i tassi di completamento.

Le campagne possono essere personalizzate in base alla cultura organizzativa e supportate da simulazioni realistiche di phishing, vishing e smishing, distribuzione multilingue e sincronizzazione con le directory per garantire che le persone giuste ricevano i contenuti giusti al momento giusto. Analisi dettagliate mettono in evidenza le tendenze, identificano individui o gruppi che necessitano di ulteriore supporto e consentono una riqualificazione mirata dove l’impatto è maggiore.

Delegando pianificazione, esecuzione e reporting ai team interni, il servizio permette alle organizzazioni di concentrarsi sul miglioramento piuttosto che sull’amministrazione. Soprattutto, contribuisce a radicare una mentalità attenta alla sicurezza in tutta la forza lavoro, riducendo il rischio organizzativo attraverso il cambiamento dei comportamenti quotidiani e garantendo che le persone restino una linea di difesa forte e informata in un panorama di minacce sempre più guidato dall’IA.

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