L’infrastruttura energetica italiana sta diventando sempre più connessa, distribuita e gestita digitalmente. Dalle centrali elettriche e dalle reti del gas agli impianti di energia rinnovabile, alle sottostazioni e agli impianti di stoccaggio, la tecnologia operativa (OT) garantisce il funzionamento dei servizi essenziali. Tuttavia, una maggiore connettività offre anche più opportunità agli hacker di interferire con i processi fisici, danneggiare le apparecchiature e interrompere l’approvvigionamento. Per le aziende energetiche italiane, la sicurezza OT va quindi ben oltre una semplice questione informatica o un requisito di conformità. È fondamentale per la resilienza operativa, la sicurezza pubblica e la sicurezza nazionale. I recenti attacchi contro le infrastrutture energetiche europee dimostrano che le aziende, indipendentemente dalle dimensioni, devono conoscere bene le proprie risorse, proteggere la connettività e prepararsi a eventuali interruzioni operative.
Gli attacchi informatici rappresentano una minaccia operativa
Nel luglio 2026, un attacco informatico, secondo quanto riferito collegato ad attori iraniani, ha costretto un piccolo produttore di energia elettrica del Regno Unito a rimanere fuori servizio per quattro giorni. L’impianto colpito non è stato identificato pubblicamente e il governo britannico ha sottolineato che l’incidente non ha minacciato il sistema elettrico in generale né ha causato interruzioni di corrente.
L’attacco ha dimostrato che un attore malintenzionato è in grado di interrompere il funzionamento fisico di un impianto energetico britannico, anche se tale impianto rappresentava solo una piccola parte della capacità di generazione nazionale. Ha inoltre spinto il governo a informare i dirigenti delle aziende energetiche in merito alla protezione delle loro infrastrutture. Costringe inoltre i fornitori di energia di tutto il mondo a porsi la domanda: se può accadere nel Regno Unito, allora può accadere anche qui.
L’incidente dovrebbe mettere in discussione il presupposto secondo cui solo le grandi centrali elettriche e gli operatori di trasmissione siano obiettivi di valore. I generatori più piccoli, gli impianti rinnovabili, le sottostazioni e le infrastrutture gestite a distanza potrebbero disporre di minori risorse di sicurezza, di una governance meno matura e di una maggiore dipendenza dalla connettività verso Internet.
Come ha dimostrato l’incidente nel Regno Unito, gli aggressori non hanno bisogno di compromettere la rete elettrica nazionale per causare danni operativi, finanziari e reputazionali. È sufficiente che trovino una sola struttura protetta in modo inadeguato.
L’intelligenza artificiale sta abbassando la soglia per attaccare le infrastrutture energetiche
Il settore energetico sta diventando sempre più connesso. Gli impianti di generazione, i centri di controllo, le reti intelligenti, gli impianti rinnovabili e le piattaforme di terze parti scambiano sempre più spesso dati operativi. Questa connettività migliora l’efficienza e la consapevolezza della situazione, ma crea anche un maggior numero di potenziali punti di accesso.
Secondo quanto riportato, gli aggressori stanno utilizzando l’IA per accelerare la ricognizione, identificare i punti deboli, produrre contenuti convincenti di ingegneria sociale e sviluppare script in grado di interagire con i protocolli industriali.
Ciò non significa che l’IA abbia improvvisamente trasformato ogni aggressore in un esperto di sistemi di controllo industriale. Aiuta tuttavia gli avversari ad automatizzare parti del percorso di attacco ed esaminare un numero molto maggiore di potenziali obiettivi. Configurazioni deboli, dispositivi esposti e connessioni remote non sicure possono essere individuati e sfruttati più rapidamente.
Ciò è particolarmente preoccupante per le utility di piccole dimensioni e gli operatori del settore dell’energia distribuita. Una grande azienda energetica può disporre di un team di sicurezza dedicato, di un sistema di monitoraggio consolidato e di capacità mature di risposta agli incidenti. Un piccolo parco solare, una centrale di picco o un’utility regionale possono invece utilizzare apparecchiature obsolete con funzionalità di sicurezza limitate, accesso remoto da parte dei fornitori e solo un sottile livello di protezione della rete.
L’intelligenza artificiale offre agli aggressori la possibilità di agire su larga scala. Un ecosistema energetico frammentato offre loro lo spazio per sfruttarla.
Perché gli ambienti OT del settore energetico sono difficili da proteggere
La tecnologia operativa ( OT) non può essere protetta esattamente allo stesso modo dell’IT aziendale. In un ambiente IT convenzionale, la riservatezza e la protezione dei dati sono priorità fondamentali. In un ambiente OT del settore energetico, la sicurezza, l’integrità, la disponibilità e la continuità del servizio sono di primaria importanza.
Diverse caratteristiche rendono le infrastrutture energetiche particolarmente complesse:
- Cicli di vita delle risorse prolungati: i sistemi industriali possono rimanere operativi per decenni, comprese le apparecchiature progettate prima che esistessero le moderne minacce alla sicurezza informatica.
- Possibilità limitate di applicazione delle patch: gli aggiornamenti devono essere testati con attenzione poiché una patch incompatibile o un riavvio imprevisto potrebbero interrompere la generazione di energia o influire su un processo fisico.
- Protocolli legacy e proprietari: molti protocolli industriali sono stati progettati per garantire l’affidabilità piuttosto che l’autenticazione, la crittografia o la protezione dall’esposizione a reti ostili.
- Accesso complesso dei fornitori: i produttori di apparecchiature, i fornitori di servizi di manutenzione e i partner ingegneristici potrebbero necessitare di accesso remoto ai sistemi critici.
- Strutture distribuite geograficamente: le sottostazioni, gli impianti rinnovabili e i siti di generazione più piccoli possono essere gestiti da remoto con una presenza di sicurezza in loco permanente minima o assente.
- Convergenza crescente tra IT e OT: i sistemi aziendali, le piattaforme di analisi, i servizi cloud e le reti industriali ora scambiano una maggiore quantità di dati, creando percorsi tra gli ambienti.
- Conseguenze sulla sicurezza: un’azione di sicurezza mal ponderata può talvolta essere altrettanto dirompente quanto l’attacco che intende fermare.
La convinzione tradizionale secondo cui le reti industriali siano isolate in modo sicuro non è più credibile. La connettività è ormai parte integrante delle moderne operazioni energetiche, ma ogni connessione deve essere compresa, giustificata e protetta.
In che modo le organizzazioni del settore energetico possono proteggere i propri ambienti OT?
Le organizzazioni del settore energetico dovrebbero concentrarsi su una serie di misure concrete che riducano l’esposizione a rischi di exploit, preservando al contempo la sicurezza operativa.
1. Creare e mantenere un inventario accurato delle risorse OT
Non è possibile proteggere sistemi di cui non si conosce l’esistenza.
Un inventario delle risorse OT dovrebbe identificare hardware, software, firmware, protocolli industriali, connessioni di rete, responsabili dei sistemi e dipendenze operative. Le risorse dovrebbero inoltre essere classificate in base alla loro criticità, alle implicazioni in termini di sicurezza e al ruolo che svolgono nel processo di generazione o distribuzione.
L’inventario deve essere aggiornato costantemente. Un foglio di calcolo statico creato durante un audit annuale diventerà rapidamente obsoleto man mano che le apparecchiature, le configurazioni e i collegamenti con i fornitori cambiano.
2. Comprendere ogni connessione all’interno dell’ambiente OT
Gli operatori del settore energetico dovrebbero identificare come i dati, gli utenti e i servizi si spostano tra l’IT aziendale, le reti OT, le piattaforme cloud, i fornitori e i siti remoti.
Ogni connessione dovrebbe avere uno scopo operativo ben definito. Le connessioni non necessarie dovrebbero essere rimosse, mentre la connettività richiesta dovrebbe essere centralizzata, standardizzata e protetta tramite adeguati controlli di sicurezza.
Gli operatori OT devono limitare l’esposizione, rafforzare i confini di rete e garantire una registrazione e un monitoraggio adeguati. Questi principi sono particolarmente rilevanti per le infrastrutture energetiche distribuite e le strutture gestite da remoto.
3. Rafforzare la segmentazione tra IT e OT
La compromissione di un account di posta elettronica o di un'applicazione aziendale non dovrebbe fornire a un aggressore una via d’accesso ai sistemi di generazione.
Le organizzazioni del settore energetico dovrebbero stabilire una chiara separazione tra le reti IT e OT, supportata da firewall correttamente configurati, zone demilitarizzate industriali e percorsi di comunicazione strettamente controllati. I sistemi critici dovrebbero essere suddivisi in zone in base alla loro funzione e al rischio.
Anche i controlli di segmentazione devono essere testati. Uno schema di rete che illustra la separazione offre scarsa garanzia se le regole del firewall, le connessioni non gestite o le apparecchiature configurate in modo errato consentono agli aggressori di aggirarla.
4. Accesso remoto e di terze parti sicuro
L’accesso remoto è spesso essenziale per la manutenzione e l’assistenza, ma rimane una delle vie d’accesso più allettanti per penetrare in un ambiente OT.
L’accesso dovrebbe essere abilitato solo quando necessario, utilizzare un’autenticazione forte ed essere limitato a sistemi e attività specifici. Le sessioni dovrebbero essere monitorate e registrate, mentre gli account inattivi e le connessioni non necessarie dei fornitori dovrebbero essere rimossi.
Le organizzazioni devono inoltre comprendere quali fornitori possano accedere alle risorse operative, in che modo tali fornitori proteggano i propri sistemi e cosa accada all’accesso in caso di modifiche contrattuali o di personale.
5. Monitorare continuamente le reti OT
Gli strumenti tradizionali di monitoraggio IT potrebbero non comprendere i protocolli industriali o generare traffico che influisce sulle apparecchiature OT sensibili. Le organizzazioni del settore energetico necessitano di un monitoraggio progettato per gli ambienti industriali.
Il monitoraggio passivo della rete può aiutare a stabilire il comportamento operativo normale, identificare comunicazioni inattese e rilevare cambiamenti senza interferire con i processi fisici. Il monitoraggio dovrebbe estendersi oltre il confine tra IT e OT, in modo che gli addetti alla sicurezza possano identificare i tentativi di spostarsi dai sistemi aziendali compromessi verso le operazioni critiche.
6. Gestire le vulnerabilità in base al rischio operativo
Non tutte le vulnerabilità possono essere corrette immediatamente, e non tutte presentano lo stesso rischio.
La gestione delle vulnerabilità OT dovrebbe considerare se una risorsa è esposta, il suo ruolo operativo, la disponibilità di un exploit, i controlli compensativi esistenti e il potenziale effetto della correzione. Le patch dovrebbero essere testate prima della distribuzione e pianificate in base ai requisiti operativi.
Laddove l’applicazione delle patch non sia immediatamente possibile, le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione l’isolamento, le restrizioni di accesso, il monitoraggio, le modifiche alla configurazione o altri controlli compensativi.
7. Preparare e testare un piano di risposta agli incidenti specifico per l’OT
Un manuale di risposta agli incidenti IT potrebbe raccomandare di isolare o spegnere un dispositivo compromesso. In un ambiente OT, tale azione potrebbe interrompere la produzione di energia, danneggiare le apparecchiature o creare un rischio per la sicurezza.
Le organizzazioni del settore energetico necessitano di piani di risposta sviluppati congiuntamente da team di sicurezza, ingegneri, operatori, personale addetto alla sicurezza, dirigenti e fornitori rilevanti. Il piano dovrebbe definire in che modo l’organizzazione individuerà, conterrà e si riprenderà da un attacco, mantenendo al contempo lo stato operativo più sicuro possibile.
Le esercitazioni dovrebbero testare scenari realistici, tra cui la perdita di visibilità remota, il passaggio del ransomware dall’IT all’OT, l’accesso compromesso dei fornitori e la manipolazione dei sistemi di controllo industriale.
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In che modo Integrity360 contribuisce a proteggere le infrastrutture energetiche
La protezione della tecnologia operativa richiede una combinazione di competenze in materia di sicurezza informatica e una comprensione pratica dei sistemi industriali. La divisione dedicata alla sicurezza OT di Integrity360 aiuta le organizzazioni del settore energetico a identificare le vulnerabilità, rafforzare i controlli e sviluppare la resilienza sia negli ambienti IT che in quelli OT.
I nostri servizi includono:
- Consulenza sulla sicurezza OT: analisi dei rischi, strategia di sicurezza, governance, consulenza sulla conformità, supporto al CISO e formazione specialistica di sensibilizzazione in linea con le esigenze delle organizzazioni industriali.
- Audit di sicurezza OT: audit industriali a 360°, test di penetrazione OT, test DMZ IT/OT, valutazioni mirate ed esercitazioni controllate di ransomware.
- Ingegneria della sicurezza OT: architettura sicura, specifiche tecniche, segmentazione, integrazione dei firewall, sonde di rete, rafforzamento dei sistemi e manutenzione continua.
- Indagini sulla sicurezza OT: supporto specialistico 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per la risposta agli incidenti, analisi forense OT, valutazioni delle violazioni e guida attraverso il contenimento e il ripristino sicuro.
Integrity360 combina conoscenze specialistiche in ambito OT con competenze trasversali nella sicurezza aziendale, aiutando le organizzazioni ad affrontare l’intero percorso di attacco anziché trattare i sistemi industriali come un ambiente isolato. Il nostro team ha supportato infrastrutture critiche e organizzazioni industriali in diversi settori e continenti, inclusi programmi di sicurezza per operazioni nel settore dell’energia e del gas naturale.
La resilienza OT non può aspettare il prossimo attacco
Il settore energetico sta diventando sempre più interconnesso, mentre aumentano le tensioni geopolitiche, le attività criminali e gli attacchi potenziati dall’intelligenza artificiale. Questa combinazione rende la resilienza operativa un requisito strategico.
Le organizzazioni del settore energetico non dovrebbero attendere un'interruzione grave prima di chiedersi se le loro risorse siano visibili, se le loro reti siano adeguatamente segmentate o se i loro piani di risposta funzioneranno. L'interruzione di quattro giorni di un piccolo generatore nel Regno Unito dimostra che un'interruzione operativa è già possibile. Il prossimo obiettivo potrebbe essere più grande, più connesso o più difficile da ripristinare.
La protezione delle infrastrutture energetiche inizia con la comprensione dei punti di vulnerabilità dell’organizzazione e con la definizione delle priorità tra le misure che avranno il maggiore impatto sulla sicurezza, sulla disponibilità e sulla resilienza.
Rivolgetevi agli specialisti di sicurezza OT di Integrity360 per valutare il vostro ambiente attuale, identificare i punti critici di vulnerabilità e definire una roadmap pratica per proteggere le vostre operazioni nel settore energetico.
Domande frequenti
Che cos’è la sicurezza OT nel settore energetico?
La sicurezza OT protegge i sistemi industriali che generano, trasmettono, distribuiscono e gestiscono l’energia. Questi includono sistemi di controllo industriale, controllori logici programmabili, sistemi di controllo di supervisione e acquisizione dati, sottostazioni e impianti di generazione gestiti da remoto.
Perché il settore energetico è preso di mira dagli autori di attacchi informatici?
Le infrastrutture energetiche forniscono servizi essenziali e rivestono una notevole importanza economica e geopolitica. La loro interruzione può causare danni operativi, suscitare preoccupazione nell’opinione pubblica ed esercitare una pressione più ampia su governi o organizzazioni. Gli ambienti energetici comprendono inoltre sistemi legacy e impianti distribuiti che possono risultare difficili da proteggere in modo coerente.
Qual è il principale rischio per la sicurezza OT delle aziende energetiche?
Non esiste un unico rischio che valga per tutti gli operatori, ma tra le vulnerabilità più comuni figurano l’accesso remoto non sicuro, una segmentazione IT/OT inadeguata, inventari delle risorse incompleti, sistemi legacy, software non più supportato e un monitoraggio insufficiente delle reti industriali.
Le aziende energetiche possono applicare patch ai sistemi OT come ai normali sistemi IT?
Non sempre. Le patch OT devono essere valutate e testate perché gli aggiornamenti possono influire sulla stabilità del sistema, sulla compatibilità e sulla sicurezza operativa. Quando non è possibile applicare immediatamente le patch, le organizzazioni dovrebbero implementare controlli compensativi quali la segmentazione, le restrizioni di accesso e un monitoraggio potenziato.
Da dove dovrebbe partire un’azienda del settore energetico per migliorare la sicurezza OT?
Iniziando con una valutazione dei rischi OT e un inventario accurato delle risorse. Ciò consente di stabilire quali apparecchiature sono presenti, come sono collegati i sistemi, quali risorse sono critiche e dove si trovano le vulnerabilità più significative. I risultati possono quindi servire da base per definire una roadmap di sicurezza e di correzione basata sui rischi.
