Il quadro TIBER-EU: cos’è e perché è importante
Aggiornato: giugno 2026
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Aggiornato: giugno 2026
La direttiva NIS2 è ormai in vigore e le organizzazioni di tutta Europa devono oggi rispondere a maggiori aspettative in materia di gestione dei rischi di cybersecurity, resilienza, gestione degli incidenti e sicurezza della catena di approvvigionamento.
Per molte organizzazioni in Italia, i test di penetrazione sono stati tradizionalmente considerati come un semplice esercizio annuale di conformità. Si programma un test, si redige un rapporto, si esaminano i risultati e poi l’attenzione si sposta altrove fino al ciclo di audit successivo.
Lo scenario delle minacce informatiche non è mai stato così complesso. Gli attaccanti scansionano costantemente alla ricerca di punti deboli, sfruttano asset trascurati e prendono di mira sia la tecnologia che le persone. Per le organizzazioni, essere breach ready non significa più reagire solo quando si verifica un incidente: significa comprendere, monitorare e gestire in modo proattivo la attack surface affinché i rischi possano essere ridotti prima che vengano sfruttati.
Hai creato una whitelist per software e hardware, hai impostato le policy del firewall e hai rivisto tutti i permessi utente. Ma hai chiuso la porta d’ingresso?
Con l’evolversi continuo delle minacce alla cyber security, i CISO e i professionisti IT devono rimanere un passo avanti rispetto a tattiche di social engineering sempre più sofisticate. In questo blog esaminiamo alcune delle principali minacce di social engineering su cui concentrarsi, con un’attenzione particolare ai metodi avanzati basati sull’IA e agli approcci tradizionali che sfruttano le vulnerabilità umane.
Il penetration testing è uno dei metodi più efficaci per capire quanto la tua organizzazione sia davvero resiliente contro gli attacchi informatici. Simulando le tattiche degli avversari, i penetration tester possono individuare esposizioni sconosciute in infrastrutture, applicazioni e ambienti cloud prima che vengano sfruttate.
Gli attacchi informatici dominano le prime pagine, ma esiste un’altra minaccia altrettanto pericolosa — e spesso più facile da sfruttare per gli aggressori.
Mentre le aziende investono ingenti risorse in firewall, protezione degli endpoint e difese per il cloud, molte lasciano la porta fisica d’ingresso spalancata.
Un intruso esperto non ha bisogno di violare i tuoi sistemi se può semplicemente entrare, bypassare i controlli di accesso e rubare dati sensibili.
Le superfici di attacco delle aziende si stanno espandendo più velocemente di quanto la maggior parte dei team riesca a monitorare. I servizi esposti a Internet vengono attivati in ambienti cloud ibridi, i sistemi legacy restano in uso per motivi aziendali e le integrazioni con terze parti ampliano ulteriormente l’esposizione. Nel frattempo, i consigli di amministrazione e gli enti regolatori richiedono prove più chiare che i rischi siano compresi e gestiti, in linea con framework come ISO 27001, PCI DSS, DORA e NIS2. A ciò si aggiungono team sotto pressione, arretrati nelle patch e affaticamento da allerta, rendendo facile trascurare le debolezze sul perimetro, proprio dove gli aggressori iniziano più spesso. Una valutazione delle vulnerabilità dell’infrastruttura esterna colma questa lacuna di visibilità, concentrandosi sui sistemi che gli avversari vedono per primi.
La sicurezza informatica non è una preoccupazione riservata solo alle grandi imprese. Anche le piccole e medie imprese (PMI) sono nel mirino dei criminali informatici e, con la crescente dipendenza da strumenti digitali, piattaforme cloud e lavoro da remoto, la loro superficie di attacco è aumentata notevolmente.
Purtroppo, molte aziende più piccole non dispongono delle risorse interne per affrontare in modo efficace le minacce moderne, rimanendo così vulnerabili a violazioni di dati, ransomware e sanzioni normative. In questo blog analizziamo le principali sfide di cyber security che le PMI si trovano ad affrontare oggi, presentiamo soluzioni pratiche per ridurre i rischi e mettiamo in evidenza come i servizi specializzati di Integrity360 possano rafforzare la postura di sicurezza informatica delle PMI.
Nel panorama attuale delle minacce, sempre più complesso, ogni organizzazione – dalle PMI locali alle multinazionali – è esposta a un flusso costante di attacchi informatici. Sebbene l’importanza della sicurezza informatica sia ormai ampiamente riconosciuta, quantificare il rischio in termini pratici e rilevanti per il business rimane una sfida. Ed è proprio qui che entra in gioco la quantificazione del rischio informatico (CRQ).
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